Mostra digitale: Il Filo del Tempo

Il filo del tempo
22 Giu 20

Mostra digitale: Il Filo del Tempo

Il filo del tempo

Questa mostra personale online nasce dalla collaborazione tra i Musei Civici Sandonatesi e l’Accademia V. Marusso. Risponde ad un progetto all’interno della sezione “Approfondimento della Pittura” che propone ricerche individuate e condivise nel rapporto formativo tra insegnante-guida e allievo. Pur non essendo un obiettivo primario quello della promozione di mostre, in quanto ciò che è proposto nello statuto dell’Associazione è relativo alla formazione, si è ritenuto opportuno tenere presente il lavoro di coloro che intendevano indagare particolari temi, qualora ci fossero le condizioni per poterli sviluppare. Elementi, questi, distintivi di un impegno che va oltre la presenza settimanale alle lezioni in sede, e non solo nella pur lecita dimensione del diletto nell’operare in un ambiente anche piacevole, ma entra piuttosto in un ambito di impegno artistico che tende al professionale. L’esperienza insegna che tali progetti per essere corrispondenti agli obiettivi devono svilupparsi almeno nell’arco di due anni accademici durante i quali gli aspetti emozionali possono sedimentarsi e trovare forma propria. Rispetto alla mostra progettata per il 28 febbraio 2020 presso la Biblioteca civica di Jesolo, mostra mai inaugurata per il blocco delle attività pubbliche conseguenti all’epidemia in corso, desidero porre all’attenzione una piccola sezione di Scatole – Memoria , denominata “QUANTI PROFUMI SENTO DENTRO AL MIO CUORE”, nelle quali l’autrice Stefania Cancellier va ad evidenziare elementi particolari del suo rapporto con la madre, abile cuoca di professione, fortemente appassionata del suo lavoro. In queste opere di dimensioni a volte contenute noto un respiro tematico ed emozionale diretto e assai interessante. Ho chiesto all’autrice di scrivere qualcosa dei ricordi che affioravano in relazione a dette scatole, per poter rendere ancora più comprensibile la scelta dei soggetti stessi e accompagnarne la visione.

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LA MOSTRA

In un luogo dove la campagna respira albe e tramonti sempre rinnovati e le acque del Piave in lontananza rilasciano memorie, si muovono vite che lì si sono insediate da oltre un secolo. Un filo d’alberi spunta oltre la linea orizzontale dell’argine dove scorre il fiume e in fondo come sentinelle stanno le cime innevate del monte Cavallo. Chiazze di tarassaco intorpidite dalle fredde nottate spalancano la bocca al sole d’inverno. In questo esteso e appartato triangolo di terra arata della destra Piave abitato dai rumori della natura spesso legati dal silenzio interrotto solo dal veloce sferragliare del treno, abita la pittrice Stefania Cancellier da tempo motivata a cimentarsi con l’intrigante pittura. Ed è veramente sorprendente come una vita in questi luoghi possa strutturarsi nella sua originalità d’intenti. Da qui partono sviluppi, visioni, desideri che vogliono raggiungere la forma riconoscibile. Memorie prima evocate e poi strutturate prendono gradualmente forma definita nel convergere di conoscenze e migliorie. Negli ultimi anni il suo percorso artistico ha assunto una particolare connotazione strettamente legata agli affetti famigliari. Il profondo legame con la madre l’ha portata a percepire la sua presenza sia negli spazi dove era vissuta sia negli oggetti a lei strettamente collegati. Legame forte e intenso anche nel ribaltamento dei ruoli che ha creato una sorta di vortice ostinato a contatto con l’inesorabile declino fisico e psichico nell’accudimento. Ed è appunto il quadro intitolato VERTIGINE del 2018, nato originariamente da un progetto legato al tema del labirinto, che racchiude sinteticamente questo periodo e fa da apertura al mondo raccontato dalla pittrice. Guardando i quadri abbiamo la sensazione che la nostra presenza si muova all’interno degli spazi anche intimi della casa, rappresentati con accuratezza di toni e tagli formali apparentemente casuali. In questa quotidianità si respira la presenza della persona, delle sue azioni, delle cose usate o indossate per una vita. Ora queste cose parlano della madre toccando il vetro/specchio dell’infinito che va oltre il tempo e vede l’eternità. Ciò che cogliamo è desiderio di fermare il tempo? E’ una dimensione umana possibile non ancora sufficientemente esplorata dalla scienza nella sua bellezza fatta di complessità? Comunque sia, quando lo spirito si muove lungo queste coordinate, apre dichiaratamente l’accesso al Simbolico in modo incisivo. Gli oggetti e gli ambienti non sono più solo tali ma assumono una nuova identità e si legano indissolubilmente a qualcosa che va a sfiorare l’eternità, appunto. Non è più la cosa in sé a determinare il valore ma l’investimento nella totalità dell’Essere a divenire la nuova guida, il nuovo riferimento. I vestiti nell’armadio del LASCITO e del RICORDO D’INVERNO rispettivamente del 2018 e 2019, anche se si sgualciranno o saranno lesionati dal tempo, verranno conservati intatti da quanto mosso con la Pittura.

Giovanni Cesca



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